2022 56 frontexIl 15 maggio la popolazione svizzera sarà chiamata alle urne per esprimersi su un referendum per aumentare il contribuito finanziario della Svizzera all’interno dell’agenzia Frontex. Dal 2019 l’Unione Europea e lo spazio Schengen stanno mettendo in atto un potenziamento dell’agenzia, al fine di migliorare la sicurezza alle frontiere esterne. Consiglio federale e parlamento svizzero hanno deciso di sostenere il progetto, aumentando la disposizione di personale ed il proprio contributo finanziario. Contro questa decisione è stato lanciato il referendum su cui si voterà a metà maggio. Ma cerchiamo di capirci un po’ di più.

Frontex e la Svizzera

L’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera Frontex ha come scopo principale il coordinamento delle strategie di difesa delle frontiere esterne dell’Europa e dello spazio Schengen. All’interno di Schengen, di cui fa parte, oltre alla UE, anche la Svizzera, le persone possono spostarsi liberamente senza essere sopposte a continui controlli di frontiera. Per assicurare controlli completi e coordinati alle frontiere esterne, gli stati membri hanno fondato nel 2004 l’agenzia Frontex che è ad oggi impiegata soprattutto nel Mediterraneo e nei Balcani.

Tra le principali responsabilità dell’agenzia, ritroviamo quello di fornire personale e attrezzature alle aree di frontiera che necessitano di assistenza; monitorare i flussi migratori, valutare i rischi e combattere la criminalità transfrontaliera; seguire le operazioni di rimpatrio. Frontex sviluppa poi una rete di partenariati con paesi terzi, in particolare con paesi di partenza o di transito dei migranti. I dati di intelligence raccolti vengono poi resi accessibili a tutti i paesi membri.

Dal 2011 partecipa a Frontex anche la Svizzera con l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza (UDSC). L’UDSC partecipa infatti al consiglio di amministrazione di Frontex, oltre ad inviare i propri esperti a programmi di formazioni e a contribuire finanziariamente. Collaboratori dell’UDSC effettuano inoltre missioni di controllo delle frontiere sotto il coordinamento dell’agenzia.

La “fortezza Europa”

Ogni anno nel mese di giugno si tiene a Berna e in altre città elvetiche una commemorazione di tutte le vittime del Mediterraneo, ovvero di tutte quelle persone che sono morte durante il viaggio in barcone che avrebbe dovuto condurle in un porto sicuro. In occasione della giornata mondiale del rifugiato, l’associazione “Beim Namen nennen” ricopre ogni anno la Heiliggeistkirche di Berna, proprio di fronte alla stazione centrale della città, di migliaia di fogliettini con i nomi delle persone decedute o disperse durante la traversata. Dietro ogni nome, una storia, una famiglia, un sogno di riscatto. Sono vittime della traversata, certo, ma anche vittime di quella che l’associazione chiama la “fortezza Europa”, di quell’Europa che protegge militarmente i propri confini esterni e si rivela in questo modo complice di queste tragedie. L’Europa come una fortezza, con mura, fossati e un corpo di guardia: Frontex.

Quando parliamo di quest’agenzia, non pensiamo soltanto alla giusta lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata transfrontaliera, ma ricordiamoci anche dei respingimenti forzati alle frontiere, dei barconi lasciati in balìa delle onde, delle famiglie accampate alle varie frontiere balcaniche durante i rigidi inverni. E ancora, pensiamo agli accordi che Frontex sigla con i paesi di transito.

Pensiamo agli accordi con la Turchia, che da anni Erdogan utilizza come strumento di pressione politica per ottenere finanziamenti o favoritismi vari. O all’accordo con le autorità libiche, che abbiamo anche munito di moderne motovedette e che, per contenere le partenze dalle proprie coste, hanno costruito veri e propri lager dove i migranti sono rinchiusi in condizioni disumane.

Meglio un muro di cinta o quattro mura ed un tetto?

Il potenziamento di Frontex sembra dunque mirare ad innalzare e rinforzare ancora di più il muro di cinta a protezione della “fortezza Europa”, senza apparentemente preoccuparsi delle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere i migranti, anche all’interno dello stesso spazio Schengen. Non possiamo infatti chiudere gli occhi davanti al sovraffollamento e all’igiene precaria dei tanti centri di prima accoglienza presenti sul territorio italiano, dove i migranti irregolari sono costretti a restare fino al ricevimento del permesso o al rimpatrio. Potenziare i controlli contro criminalità e terrorismo? Assolutamente sì. Ma anche pensare a politiche migratorie più umane e assicurare una vera accoglienza, seppur temporanea, a chi giunge nel territorio Schengen.

La Redazione


Articolo pubblicato sul mensile insieme di maggio-giugno 2022.

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