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Il peso dei ruoli

Non manca giorno che non senta un peso ogni volta che sono chiamato a predicare il vangelo. Mi ritengo indegno e spesso incoerente rispetto a ciò che “dovrei”, cioè al mio ruolo di prete e di consacrato.


Quando poi giungono letture come quelle di questo fine settimana, allora verrebbe voglia di lasciar stare, perché è automatico sentire questo rimprovero di Gesù (Vangelo) o del profeta Malachia (1 lettura) rivolto a me.


Brani come questi sono una vera e propria verifica della scelta di vita che ho fatto. “Praticate e osservate quello che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno”! Cosa aggiungere altro a questo richiamo? Mea culpa, verrebbe da dire.


Non ho mai creduto né tanto meno detto a qualcuno che l’ordinazione sacerdotale renda puri, perfetti, coerenti e integerrimi, ma spesso nell’immaginario collettivo è il pensiero comune. Per questo su di noi sacerdoti ci sono riflettori accesi che non ci sono su altre persone.


Se un padre di famiglia sbaglia a prendersi cura di suo figlio, la società non grida allo scandalo, ma se sbaglia un sacerdote finisce in prima pagina. Uno dei motivi è che noi predichiamo agli altri, cosa che non fa un padre di famiglia. Noi dovremmo indicare agli altri “la retta via”, dovremmo predicare ciò che è bene e ciò che è male, motivare le persone a fare scelte giuste, coerenti col vangelo, e così via. È scontato, dunque, che se siamo noi i primi a non seguire tutto quel che diciamo agli altri, è uno scandalo. Il rimprovero di Gesù ai farisei è dunque quanto mai attuale.


E non è finita. Se penso agli altri versetti in cui dice di non farci chiamare “maestro”, “padre”, “guida”…stiamo esattamente nella direzione opposta: insegniamo, ci facciamo chiamare padre e guide (spirituali). Mah! Da dove iniziare? Essere più coerenti è sicuramente il primo passo. Poi, forse, ridimensionare le attese da parte dei sacerdoti e tornare e pensarli più come esseri umani che spirituali. E infine, sentirci tutti discepoli e discepole di Gesù, in cammino dietro all’unico Maestro-Padre-Guida, annullando quelle scale gerarchiche, ruoli, titoli, onori, appellativi, e tutto quello che ci siamo inventati noi preti…


In questo weekend farei volentieri a meno di predicare…meglio qualche minuto di silenzio e qualche “Kyrie eleison” in più. Ma se non faccio l’omelia qualcuno penserà che, oltre a tutto il resto, non ho voglia neanche di predicare…boh, vedremo come va.


A voi laici chiedo una preghiera per i sacerdoti che conoscete…e una per me.


P. Antonio

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