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L'arte di discernere il bene dal male

Aggiornamento: 24 nov 2023


Scegliere non è facile. “Discernere” ancora meno. Nella chiesa primitiva a guidare le comunità cristiane furono scelti degli anziani, non perché l’essere anziano voglia dire automaticamente avere la capacità di saper scegliere, ma in quanto l’anziano, avendo vissuto di più dei giovani, ha più elementi per valutare, per fare sintesi, per discernere, appunto, il bene dal male e dunque prendere la decisione giusta.


Penso che tutti abbiamo bisogno di imparare l’arte del discernimento, a prescindere dall’età, perché ogni decisione, rapportata alla fase della vita che uno vive, è impegnativa e a volte decisiva.


Come impariamo quest’arte?


Dalle letture di questa domenica scopriamo che esiste un’altra forma di “sapienza”, diversa da quella umana. Se la nostra è frutto della sintesi delle esperienze della vita (un po’ come fa ChatGPT che sintetizza tutto quello che trova nel web), nella prima lettura ci viene detto che esiste anche la Sapienza divina, che si ottiene chiedendola. Non è un nostro prodotto, ma è un dono. Non è un merito che alcuni acquisiscono in base alle capacità, ma è frutto di una ricerca, di un desiderio, di una richiesta. Dunque: è accessibile a tutti, grandi o piccoli, istruiti e ignoranti.


Questa sapienza ci permetterà di vivere bene la veglia, cioè la quotidianità, il camminare assieme (erano dieci, non una). Ci farà fare la scorta di quel che ci serve davvero, cioè dell’olio della speranza, che non ci fa abbattere davanti alle sconfitte della vita (perché la vita è una corsa ad ostacoli, non una passeggiatina fuori porta), mentre tante altre sicurezze che accumuliamo non ci rendono più forti, ma fragili. E, non per ultimo, questa speranza ci permetterà di tenere la nostra lampada accesa, che è lo scopo della vita, la vera felicità, la festa di nozze.


Buon cammino

p. Antonio

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