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La presenza di Dio nella nostra vita

Le statistiche ci dicono che sempre più persone fanno a meno della presenza di Dio nella loro vita. “Dio è morto”, diceva Nietzsche e cantava Guccini.


Oggi si “uccide Dio” facendolo uscire dalla nostra vita, dalle nostre comunità e dalle nostre scelte. Certo, la questione è se la sua presenza è un bene o è meglio farne a meno. Senza di lui stiamo meglio o peggio? È una questione di scelta. Tutto dipende da che immagine ho di Dio e che rapporto decido di avere con lui.


Giobbe (1 lettura) è quel giusto che davanti alla malattia se la prende con Dio, come se fosse lui la causa del suo male, e maledice il giorno in cui è nato. Chiede a Dio di uscire dalla sua vita (“Lasciami, perché un soffio sono i miei giorni!”). Anche oggi – per colpa di una certa tradizione spirituale cristiana purtroppo ancora propagandata da preti, suore e vescovi – c’è chi considera Dio la causa delle sofferenze umane. Come per Giobbe, la sofferenza è vista come una prova inviata da Dio per saggiare la consistenza della nostra fede! Che grande menzogna! Non concepisco un Dio che vuole provocarmi, mettermi alla prova, lottare con me per vedere quanto resisto. Mi spiace, questo non è il mio Dio!


Mi piace quel Dio che incarna Gesù: quello che riduce le distanze, che ristabilisce un contatto, che se ce n’è la possibilità guarisce pure, ma non è un obbligo e non dev’essere la condizione per cui aver fede. Nel Vangelo di questa domenica, Marco narra diverse, tante, guarigioni operate da Gesù. Beati loro, diremmo! Certo. In molti vorrebbero anche oggi poter essere guariti da Dio da tanti mali. Ma non è questo lo scopo della fede. Non si crede per essere guariti. Si crede per cambiare il cuore. Questa è la vera guarigione, non quella del corpo. Purtroppo anche i discepoli di allora – e alcuni di oggi – pensavano invece che il compito principale di Gesù fosse quello di guarire. Gesù fugge da questa tentazione di sensazionalismo (“Andiamocene altrove”) e ribadisce che la sua priorità è la predicazione, poi la guarigione.


Torno alla domanda iniziale: abbiamo bisogno di Dio? Sì, rispondo con convinzione, ma non per la guarigione del corpo, ma per sanare il cuore. Se Dio è parte della nostra vita, possiamo riscoprire la divinità che c’è in noi ed elevare l’anima, rendendo anche i nostri rapporti migliori. Se viviamo senza Dio, tutto diventa solo umano, fragile, limitato.

A noi la scelta.


P. Antonio

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