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Il cinquantesimo giorno

Ci sono momenti nella vita in cui le forze fisiche non bastano. Occorre una forza in più, quella spirituale, una forza interiore che va alimentata con esercizi appropriati. Infatti, come le forze fisiche, anche quella spirituale a volte è fiacca, è poca, è stanca, è spenta.


Chi di non ha fatto – o non fa - esperienza di momenti di vita gravosi, non facilmente gestibili con la razionalità, con l’intelligenza o l’esperienza? Ci sono momenti in cui serve un impulso interiore, una spinta che parte dal di dentro e che ci indica di nuovo la via. In questi momenti occorre appellarsi alla forza spirituale e io credo che tutti ce l’abbiano, anche se ognuno ne attribuisce una provenienza diversa.


Noi cristiani siamo convinti che sia un dono ricevuto da Dio.


In questa domenica festeggiamo la solennità di Pentecoste. Lo Spirito di cui si parla non è il nostro, ma quello di Dio. Non è il giorno in cui i Discepoli hanno scoperto la loro dimensione interiore, ma il giorno in cui hanno aperto il cuore alla presenza di Dio sotto forma di Spirito.


Forse prima non lo avevano? C’era bisogno proprio che passassero cinquanta giorni? No, è solo un tempo simbolico. Gesù aveva promesso di restare con loro sempre, “tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, e così avvenne, ma in forma diversa.


Pentecoste è la festa della presenza continua di Gesù in mezzo a noi. Bisogna pertanto invocare lo Spirito? Sì, occorre rinnovare continuamente il desiderio di questa presenza.


Bisogna continuamente fare spazio a questa relazione, dire ogni giorno il nostro “Sì” a Colui che vuole entrare nella nostra vita e dimorare con noi. Con questa presenza interiore non ci sentiremo soli, perché saremo in due. In questo scambio d’affetto troveremo la sapienza e la forza necessaria per affrontare le fatiche ed essere consigliati e guidati nelle scelte importanti.


Buona festa di Pentecoste a tutti.

P. Antonio

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